Carbon Footprint
La carbon footprint è l’impronta di CO₂ equivalente generata da un prodotto o da un’intera organizzazione, lungo tutto il suo ciclo di vita o nelle sue attività operative. Misurarla significa rendere visibile l’impatto ambientale legato ai consumi energetici, ai processi produttivi, ai trasporti, alle materie prime e a molte altre variabili spesso “nascoste”.
Calcolare l'impronta di carbonio
Calcolare l’impronta di carbonio di un prodotto significa analizzarne il ciclo di vita dalla culla alla tomba:
- estrazione e produzione delle materie prime;
- fasi di trasformazione e lavorazione;
- trasporti e distribuzione;
- utilizzo da parte del cliente;
- smaltimento o riciclo a fine vita.
Un’etichetta ambientale basata su dati certificati aiuta a distinguersi sul mercato, ad accedere a gare pubbliche e private sensibili alla sostenibilità, e a comunicare trasparenza e responsabilità verso i consumatori.
Decarbonizzazione
Quando si parla di organizzazione, invece, la carbon footprint misura le emissioni dirette e indirette derivanti dalle attività aziendali:
- consumi di vettori energetici;
- trasporti e logistica;
- approvvigionamenti e catena di fornitura;
- rifiuti, acque reflue ed altre emissioni;
Questo calcolo rappresenta il primo passo verso un vero percorso di decarbonizzazione, utile per fissare obiettivi di riduzione, accedere a finanziamenti green e migliorare il proprio posizionamento in ottica ESG.
PERCHè calcolare la propria carbon footprint
Calcolare la propria carbon footprint, sia di prodotto che di organizzazione, è una scelta lungimirante perché:
- sempre più clienti e bandi di gara richiedono dati ambientali certificati;
- misurare significa conoscere ed individuare dove intervenire per migliorare le proprie performance;
- comunicare l’impegno ambientale ed i traguardi raggiunti con numeri reali rafforza l’immagine aziendale;
- Consente di allinearsi a standard internazionali;
Inoltre, l’attività è rilevante anche per le strategie di business: in un contesto che vede premiati i fornitori di prodotti o servizi a basse emissioni, la carbon footprint può essere uno strumento per valorizzare le proprie attività e promuovere le proprie politiche di responsabilità sociale e ambientale, secondo i criteri ESG.
Standard internazionali
Per valutare la carbon footprint di un’organizzazione esistono due standard internazionali, uno emesso dal WRI/WBCSD (GHG Protocol) e l’altro dall’ISO (ISO 14064-1). Entrambi prevedono, pur utilizzando diverse denominazioni, l’obbligatorietà di considerare le emissioni di GHG prodotte direttamente dall’organizzazione e quelle indirettamente generate nella produzione dell’energia elettrica e termica che l’organizzazione utilizza. Le altre emissioni indirette (non collegate ai consumi elettrici e termici) possono essere contabilizzate su base volontaria.
FAQ
No, l’attività non è in genere obbligatoria. L’introduzione, molto recente, della Direttiva CSRD, obbligherà alcune aziende a rendicontare le proprie emissioni di gas serra. Per queste aziende il calcolo della carbon footprint diventerà di fatto obbligatoria. Ad ogni modo, l’attività diventa spesso richiesta o premiante in bandi, gare pubbliche e private, oltre che nei rapporti con clienti internazionali che chiedono trasparenza sugli impatti ambientali.
Dipende dalla complessità e dalla disponibilità dei dati. Per una PMI, l’attività può richiedere alcune settimane, mentre per aziende strutturate o con filiere complesse possono risultare necessari alcuni mesi.
Sì. Il calcolo viene svolto secondo standard internazionali (ISO 14064, ISO 14067, GHG Protocol). Può essere validato da un ente terzo, garantendo massima credibilità e spendibilità verso clienti e stakeholder.
Certo, è uno strumento potente di green marketing, ma deve essere basato su dati certificati e trasparenti, evitando rischi di greenwashing.